5 novità a Maggio su Netflix, da Spartacus a Dal Tramonto all’Alba

Vampiri assetati di sangue e cinquantenni assetate di vino, inedite avventure di iconici eroi popolari, epopee epiche nella miglior tradizione del peplum e thriller metropolitani in cui il marcio dilaga. Nuovo appuntamento settimanale con i titoli arrivati (o che hanno fatto il loro ritorno) nelle ultime settimane nel catalogo filmico di Netflix e rinnovato viaggio tra i generi.
In quest’occasione segnaliamo un cult horror come Dal tramonto all’alba, diretto da Robert Rodriguez e scritto dall’amico Quentin Tarantino, il revenge-movie coreano Jo Pil-ho: L’alba della vendetta, la versione low-budget dell’arciere di Sherwood Robin Hood – La ribellione, la commedia tutta al femminile Wine Country e lo Spartacus diretto da Stanley Kubrick con protagonista Kirk Douglas.

Robin Hood – La ribellione

Nottingham, Inghilterra, dodicesimo secolo dopo Cristo. Dopo essere tornati sani e salvi dalle Crociate, Robin Hood e il suo migliore amico Will Scarlett trovano la loro terra natale dominata da un tirannico sceriffo. Sotto il suo spietato pugno di ferro, la brava gente di Nottingham è messa davanti a una scelta: prestare un giuramento di fedeltà a questi o darsi alla macchia.
Robin, insieme all’amata Lady Marian, è a capo di un gruppo di banditi che lo aiuta nel combattere le ingiustizie, di base nella foresta di Sherwood dove può utilizzare al meglio le proprie forze a disposizione per affrontare un nemico molto più numeroso e meglio armato.

Oltraggiato da quello che ritiene un tradimento, lo sceriffo dichiara guerra a Robin Hood e all’intera ribellione. Quando Lady Marian viene rapita, l’infallibile arciere organizza una missione di salvataggio nella quale si troverà a tu per tu con la sua leggendaria nemesi.
Il mito dell’iconico eroe popolare rivive ancora una volta in questa produzione low-budget che nulla aggiunge a quanto già raccontato in decine di produzioni a tema, pur tentando nell’approccio narrativo (dovuto anche ai limiti economici) una storia più concentrata.
Il risultato purtroppo paga una messa in scena ai minimi termini e una recitazione approssimativa, con la sola resa dei conti finale a infondere un pochino di pepe a una sceneggiatura ricca di forzature e incongruenze.

Dal tramonto all’alba

I fratelli Richard e Seth Gecko, sono in fuga verso il Messico dopo aver portato a termine una rapina finita nel sangue: i due hanno con loro una donna in ostaggio e una valigetta piena di soldi.
Nel motel dove alloggiano vi è anche l’ex pastore Jacob, in crisi di fede, e i due figli dell’uomo, la bella Kate e il giovane Scott. Seth prende la palla al balzo e sequestra la famiglia, costringendola ad accompagnarli alla frontiera per passare inosservati e a sorpassare così il confine. I criminali hanno appuntamento con Carlos, il loro contatto messicano, in uno sperduto e isolato locale nel deserto, luogo di ritrovo di camionisti e prostitute. Ben presto però i proprietari e alcuni avventori del posto si rivelano essere famelici e assetati vampiri.

Vero e proprio cult degli anni ’90, Dal tramonto all’alba è un grottesco vampire-movie che cita i classici di genere (da Fulci a Romero, da Carpenter a Peckinpah) e porta il cinema di serie b/z verso alte vette stilistiche, grazie a una produzione di prim’ordine che flitra istrionicamente tra humor nero e sana violenza.
George Clooney, Quentin Tarantino (anche autore della sceneggiatura), Harvey Keitel, Juiette Lewis, Danny Trejo e Tom Savini popolano un cast delle grandi occasioni, in cui spicca Salma Hayek nei panni della sensuale Santanico Pandemonium.

Spartacus

Solo un anno dopo il grande successo di Ben-Hur (1959) esce nelle sale un altro capolavoro del peplum, diretto dal maestro Stanley Kubrick e una star del calibro di Kirk Douglas come assoluta protagonista.
Un film che, nonostante le difficoltà produttive (Douglas avrebbe voluto a tutti i costi Anthony Mann alla regia, e non furono poche le discussioni sul set con Kubrick), si rivela ancor oggi avvincente e spettacolare.

Una storia di lotta per la libertà e per i propri diritti che rimane attualissima, quella dello schiavo gladiatore Spartacus, iniziatore di una rivolta contro il governo di Roma destinata a concludersi nel sangue.
Violento e passionale racconto epico, popolato da un cast di interpreti di prima grandezza (memorabili i personaggi di Laurence Olivier, Peter Ustinov e Charles Laughton), con scene e costumi dal potente impatto scenografico e visivo (non a caso premiati con due dei quattro Oscar totali) per tre ore coinvolgenti e appassionanti la cui mastodontica messa in scena assume in più occasioni connotazioni parzialmente cristologiche.

Jo Pil-ho: L’alba della vendetta

Jo-pil Ho è un poliziotto corrotto del distretto di Ansan, che usa le proprie conoscenze per organizzare, in complicità con piccoli criminali, svariate rapine e rimanere comunque sicuro, in quanto protetto dalla legge che egli stesso rappresenta.
Gli Affari Interni gli sono alle costole da tempo e cercano in ogni modo di smascherarlo. Quando il protagonista si trova a dover recuperare nel minor tempo possibile un’ingente cifra, decide di rapinare un magazzino della polizia nel quale sono momentaneamente custoditi i soldi sporchi, oggetto di indagini, della più ricca compagnia del Paese. Con la collaborazione di Han Ki-Chul, un ragazzo con qualche precedente che ha tirato in più occasioni fuori di galera, l’uomo prepara il piano in ogni minimo dettaglio ma è ignaro che qualcun altro abbia fatto irruzione la sera stessa nella struttura, distrutta poco dopo da una devastante esplosione nella quale Han Ki-Chul perde la vita.

In questo gioco pericoloso rimane coinvolta anche la giovanissima Mi-na, ragazza dal carattere ribelle nonché ex fidanzata del defunto.
Un action-thriller in cui il protagonista è un poliziotto corrotto dai metodi poco ortodossi e dal carattere spesso respingente, il quale si adatta perfettamente alle regole di una società ancora più “marcia” di lui.
Al netto di una parziale lentezza nella parte centrale, il film diretto da Lee Jeong-Beom, già autore del cult The man from nowhere (2010), convince proprio nel suo essere fuori dai canoni classici e la resa dei conti finale, più canonica, appare come una sorta di catartica liberazione.

Wine Country

Abby, Naomi, Rebecca, Catherine, Jenny e Val, donne di mezz’età, sono amiche da una vita ma negli ultimi anni hanno trascorso solo brevi periodi assieme. Per festeggiare il cinquantesimo compleanno di una di loro decidono di regalarsi una gita fuori porta, senza famiglie al seguito: la meta della loro breve vacanza è la località di Napa Valley, contea nello stato della California nota per la produzione di vino.
Le protagoniste alloggiano in una sorta di resort/agriturismo e tra un bicchiere e l’altro scopriranno di più su loro stesse; nonostante in più occasioni il loro legame venga rimesso in discussione da rancori passati o da scottanti segreti, il periodo di villeggiatura sarà utile a tutte per dare un nuovo sprint alle relative esistenze.

Una commedia corale tutta al femminile che tenta un approccio a metà tra le svolte demenziali della saga di Una notte da leoni, con l’alcool che scorre a fiumi, e momenti più introspettivi e potenzialmente drammatici.
Wine Country non convince in nessuna delle due anime e si risolve in un gratuito e sfiancante reiterarsi di situazioni sempre uguali tra loro, sprecando anche l’ottimo cast in rosa a disposizione, formato per gran parte da comiche provenienti dal Saturday Night Live.

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