Notre Dame, la recensione del film con Charles Laughton

Parigi, 1482. Una comitiva di gitani sta facendo arrivo in città e tra questi vi è la bella e giovane Esmeralda. Gli zingari sono malvisti dalle autorità del posto e la ragazza riesce a fuggire a un possibile arresto sfruttando la confusione generale: quel giorno infatti si sta celebrando la festa annuale della città, con l’intera popolazione coinvolta in canti, balli, e come spettatrice di spettacoli da strada.
Proprio all’apice di questi il gobbo Quasimodo, un individuo dalle sembianze mostruose, viene “incoronato” Re dei Folli ma è prontamente redarguito da Frollo, capo della corte suprema nonché figura adottiva dell’infelice, impiegato nella chiesa di Notre Dame come campanaro anche per via della sua sordità quasi totale (che gli permette di sopportare meglio di altri il frastuono delle campane).
Esmeralda intanto è inseguita dai soldati e trova rifugio proprio nel luogo di culto cristiano, dove viene notata dallo stesso Frollo e dal più anziano fratello, l’arcivescovo: i due uomini provano per lei sentimenti diversi, il secondo una sincera pietà e benevolenza, il primo un iniziale astio che si trasforma ben presto in desiderio.

Su ordine del sant’uomo, la fuggiasca viene condotta nella torre campanaria ma qui, alla vista di Quasimodo, fugge terrorizzata, con il gobbo che la rapisce nei vicoli notturni dove questa era scappata, attirando però le attenzioni del giovane poeta Gringoire, il quale si era già innamorato a prima vista solo qualche ora prima della nuova arrivata.
L’intreccio tra questi personaggi e il bel Febus, capitano delle guardie, darà inizio a un’avventura che coinvolgerà tutta la comunità cittadina.

Una visione virale

Sono ancora freschissime le immagini dell’incendio che ha colpito e parzialmente distrutto la Cattedrale di Notre Dame, con i telegiornali ancora pieni di servizi relativi alla tragedia che ha colpito uno dei più importanti monumenti della cultura mondiale. Anche sui social network sono state diffuse immagini virali, alcune più “sporche” e altre prese da opere riguardanti proprio il capolavoro gotico: tra queste ultime ve n’è una in bianco e nero che mostra il gobbo disperarsi accanto alla statua di un gargoyle. In tanti si sono chiesti da dove provenga la foto e per l’occasione abbiamo deciso di portarvi alla scoperta del film da cui è tratta, ossia una delle tante rivisitazioni del romanzo di Notre-Dame de Paris di Victor Hugo. Una pellicola datata 1939 che rimane senza dubbio l’adattamento in carne e ossa più ispirato e ricco di fascino, che nonostante gli ottant’anni dalla sua uscita è invecchiata benissimo.

Merito di una produzione delle grandi occasioni per l’epoca, con uno dei set più grandi mai visti nella storia della Hollywood classica, nel quale il monumento è stato completamente ricostruito.
Ebbene sì, nonostante l’impressione in alcuni momenti di trovarsi di fronte alla reale cattedrale, a dominare quale suggestivo sfondo sulla vicenda è una copia, realizzata con tutti i crismi del caso e una particolare attenzione alle bellezze architettoniche.
Pur essendo una scenografia “fittizia”, l’imponenza delle due torri e la guglia ormai caduta – che svetta in cima provocando sensazioni suggestive viste dopo quanto accaduto – offrono un impatto estetico affascinante sia durante il prologo che l’epilogo, soprattutto con il coro di alleluia prima dei titoli di coda.

Un adattamento ispirato

È l’intero film a trasmettere una sensazione di grandezza, con uno smodato uso di comparse (centinaia e centinaia di persone sono presenti nelle scene di massa, a cominciare dalle fasi iniziali che hanno poi ispirato anche la versione animata Disney) e una costruzione della storia che, pur adattando liberamente in certi passaggi la fonte originaria (anche per via di problemi etici con cui ai tempi bisognava fare i conti), coniuga dramma e toni avventurosi in una sorta di rivisitazione dal taglio epico e dal forte slancio emozionale. Amori impossibili, gelosie, tradimenti e delitti si alternano così nelle due ore di durata, con la regia dell’esperto William Dieterle che riesce a gestire al meglio il gran numero di figure e luoghi coinvolti: tra rimandi all’espressionismo tedesco (basti osservare gli sguardi deformati della folla mentre assiste agli spettacoli o all’esecuzione delle condanne) e raffinati giochi di luci e ombre, l’armonia delle immagini possiede una forza primigenia e, in alcune occasioni, si avvicina all’inquietudine dell’horror, sequenza in cui il giovane Gringoire viene assalito dai mendicanti in primis.

Tra canti e balli di massa si agitano così le fila di una love-story percorsa da più personaggi, al centro di una narrazione ricca di pathos e sequenze struggenti (tra cui quella citata dall’immagine a lato del precedente paragrafo) e con un finale che nel cinema odierno potremmo definire quasi di stampo “action”.
Atmosfere audaci e tensive permeano costantemente questa favola gotica impreziosita ulteriormente dalla tonitruante colonna sonora, con canti e cori, e dalle magistrali performance del cast-all star: da una giovane e bellissima Maureen O’Hara, alla sua prima partecipazione hollywoodiana, a un Cedric Hardwicke magistrale nel caratterizzare il subdolo Frollo, fino alla strepitosa performance di Charles Laughton nei panni di Quasimodo, coperto da credibili sessioni di make-up sia sul volto che sul corpo. Il cuore della narrazione vive così su fremiti e sussulti ai quali la Cattedrale di Notre Dame, pur nella sua “versione creata ad hoc per l’occasione” si offre come perfetto palcoscenico.

https://cinema.everyeye.it/articoli/recensione-notre-dame-film-charles-laughton-43507.html