Non sposate le mie figlie 2, la recensione: ridere delle differenze, si può?

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Non è solo Hollywood ad essere legata all’idea dei sequel. Anche il cinema europeo, quando si trova alle prese con un buon successo, non resiste alla tentazione di replicarlo. In questa recensione di Non sposate le mie figlie 2, sequel del film francese Non sposate le mie figlie, oltre 150 milioni di euro incassati in tutto il mondo, vi raccontiamo come anche una commedia francese possa creare un sequel secondo formule poi non tanto diverse da quelle del cinema americano. Non sposate le mie figlie 2, come il suo predecessore, è un Indovina chi viene a cena alla francese e moltiplicato per quattro. È una commedia che gioca sull’integrazione e sulle differenze culturali, provando a divertire, ma in fondo senza riuscire mai a farlo.

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La trama: Claude e Marie Verneuil sono messi ancora a dura prova

La trama di Non sposate le mie figlie 2 riparte da dove ci eravamo lasciati nel primo film. I coniugi Verneuil, Claude e Marie, ormai hanno accettato il fatto che le loro quattro figlie si siano sposate con quattro uomini di origini e culture molto distanti dalle loro. Quattro uomini che, in questo sequel, vediamo alle prese con difficoltà e luoghi comuni legati proprio alle loro origini. Rachid, musulmano di origini algerine, è un avvocato, ma si trova ad affrontare solo casi di donne con il burqa. David pare sia l’unico ebreo a non avere senso per gli affari, e continua a pensare a lanciare imprese piuttosto improbabili. Charles, di origini senegalesi, è un attore, ma si lamenta del fatto che gli offrano sempre parti da spacciatore, o cose simili. D’altra parte, non tutti sono Omar Sy… Chao, ateo e figlio di cinesi, direttore di banca, si lamenta della poca sicurezza in Francia, e teme che i cinesi benestanti siano bersaglio di rapine. Insomma, non si sentono poi così valorizzati dalla Francia: così decidono di trasferirsi, con le loro famiglie. E per i coniugi Verneuil è un altro duro colpo…

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Come confezionare un sequel

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Non sposate le mie figlie 2 mostra in maniera abbastanza evidente quali sono le formule con cui si confeziona il sequel di un film di successo. Una delle chiavi è alzare il tiro: ad esempio, facendo affrontare ai protagonisti nuove sfide. Ma spesso alzare il tiro, per chi scrive un seguito, vuol dire lavorare sull’accumulo di elementi. Così il film di Philippe de Chauveron aggiunge altre sfide per Claude Verneuil: il parroco gli chiede di ospitare un profugo afghano in fuga dal regime talebano, con tutti gli equivoci che ne conseguono. Ma verrà messo a dura prova anche il padre di Charles, il signor Koffi, perché la sua figlia femmina sta per sposarsi, ma con una donna… Un’altra chiave per affrontare un sequel è ribaltare il punto di vista. Se nel primo film lo sguardo sulla società è soprattutto quello del Claude di Christian Clavier, nel sequel è anche quello dei suoi quattro generi, e del consuocero africano. E il paradosso è che chi si è trovato ad essere oggetto di intolleranza si dimostri a sua volta, anche se bonariamente, intollerante. Il film sceglie entrambe le vie, ma a prevalere è l’accumulo: nei temi del film c’è davvero troppa carne al fuoco perché i vari elementi posti alla nostra attenzione possano risaltare.

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Siamo lontani dalla miglior commedia francese

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Ma Non sposate le mie figlie 2 ha soprattutto un problema: non si ride mai, o quasi. È una cosa quantomeno strana, perché gli elementi per rendere le situazioni esplosive ci sarebbero tutti. È probabilmente una questione di scrittura, e di tono: gli sceneggiatori si fidano troppo delle situazioni create, come se il contrasto trai vari caratteri e le posizioni in cui sono disposte le pedine bastassero a divertire, da non lavorare abbastanza in termine di scrittura per rendere le situazioni divertenti. Non c’è mai una vera trovata, né un vero scarto tra la possibile realtà e la sua rappresentazione scenica. Clavier a parte poi, non ci sono attori eccezionali in grado di andare al di là di un compitino a livello recitativo, la direzione è quella che è, e il risultato è una recitazione troppo macchiettistica. Il film riesce quantomeno a far pensare, ma non aggiunge poi molto a quello che, in materia, è già stato detto. Non sposate le mie figlie 2 non è abbastanza divertente per essere un film comico ed è troppo superficiale per essere una commedia di costume. È lontano dal tocco delle migliori commedie francesi degli ultimi anni, quelle firmate da Toledano e Nakache e Agnès Jaoui. Il finale, poi, si risolve in una sperticata e banale celebrazione della Francia di oggi, e anche del potere dei soldi, perché tutto si conclude con una persona molto ricca che ha i soldi per comprarsi un po’ tutti. Il messaggio è quindi anche un po’ discutibile.

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Un film così in Italia?

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A volerla dire tutta, i momenti più divertenti sono quelli legati al parroco del luogo, che usa un sistema digitalizzato per la questua ed è fissato con le serie tv come Il trono di spade e Gomorra – La Serie. C’è ancora una cosa, però, che deve farci riflettere. La Francia di oggi è già a un livello di cultura e tolleranza tale da poter fare film in grado di scherzare sulle differenze culturali e sull’integrazione. In Italia, se ci pensate, i film parlano ancora del rapporto tra italiani e stranieri a livello di emergenze: gli sbarchi, le prime accoglienze e così via. Il tema è ancora troppo caldo, il dibattito politico ancora troppo acceso per affrontare certi temi con serenità. Qualche anno fa ci aveva provato Cristina Comencini con Bianco e Nero, ma con esiti non troppo positivi. Sarebbe interessante vedere oggi come un film italiano possa affrontare un argomento simile a quello di Non sposate le mie figlie. I bravi sceneggiatori, attori e registi ce li avremmo…

Non sposate le mie figlie 2, la recensione:…

Maurizio Ermisino

Redattore

Cinecittà World
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